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LA SCUOLA IN OSPEDALE

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LA SCUOLA IN OSPEDALE

 
 
 


Nel 1997 la Banca d'Italia, in occasione del centenario della sua fondazione, ha donato una palazzina sita in Via Rovigo 1, adiacente al Centro di Ematologia.
Il 30 settembre del 2002 la ROMAIL ha trasferito nella nuova palazzina la “Scuola in Ospedale”. Dopo più di un decennio di servizio prestato presso la struttura sanitaria da insegnanti di scuola superiore con forme di sperimentazioni di vario tipo, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, ha autorizzato la sezione ospedaliera con un organico di 6 insegnanti di cui 5 nell’insegnamento dell’area di base ( Italiano, Storia, Matematica, Scienze, Lingua Straniera) e uno con funzione di coordinamento, tutti presenti per 9 ore settimanali.





“Ho sempre creduto indispensabile avere una vera scuola in ospedale, per molti motivi: in primo luogo i bambini e i ragazzi ricoverati devono avere il diritto di continuare a studiare, soprattutto perché questo consente loro di mantenere un legame con la realtà; quei pochi momenti di vera normalità sono fondamentali per spezzare la triste e faticosa quotidianità della vita in ospedale.
Inoltre i ricoveri, più o meno lunghi e frequenti, limitano fortemente la vita di relazione, costringendo bambini e ragazzi a un isolamento forzato. Ma la fase più drammatica è quando la malattia ha il sopravvento, quando anche il fisico progressivamente si indebolisce, aumentando così la percezione del distacco dal proprio ambiente. Paura, disorientamento, rabbia e delusione sono solo tra le più frequenti sensazioni negative che pervadono un bambino o un adolescente con una grave patologia ematologica. A questo si aggiungono, purtroppo, gli effetti collaterali della chemioterapia, e la varie trasformazioni fisiche che comporta. Ciò, soprattutto nel caso di adolescenti, porta a un rifiuto della scuola per timore del confronto con i compagni. Per questo è importante annientare tale paura, inserendo i ragazzi in un ambiente scolastico nonostante la loro degenza in ospedale.
Il primo vero atto costitutivo della nostra Scuola in Ospedale risale all’anno scolastico 1988-1989.
Avevamo un’unica insegnante di scuola elementare, Alessandra Moscetti, che aveva a disposizione una sola stanza. Da subito ho sostenuto con entusiasmo la realizzazione del progetto, che inizialmente non fu riconosciuto con l’ufficialità dovuta. Ma ci battemmo perché volevamo che tutti potessero esercitare il diritto allo studio, soprattutto in maniera gratuita. Come dice Daniel Pennac, “ La gratuità è la sola moneta dell’arte”.
Da quei primi anni abbiamo fatto enormi passi in avanti, anche se non tutti i progetti intrapresi sono poi andati a buon fine. Con il tempo e l’esperienza, ma soprattutto con il grande aiuto di tutti, siamo riusciti a capire che cosa fare, e a farlo bene. Capimmo, per esempio, che in ospedale il rapporto insegnante-alunno era più diretto che non nelle normali lezioni, e quindi era più facile interpretare le linee rigide dei programmi, ai quali chiaramente apportavamo continue modifiche e forzature. Se all’inizio questo uscire dagli schemi ufficiali ci creò qualche problema con l’esterno, in seguito i nostri metodi non solo vennero accettati dagli organi di controllo delle attività scolastiche, ma addirittura spesso elogiati.



Creammo anche una piccola biblioteca itinerante, che volevamo fosse disponibile anche per i pazienti adulti. Ricordo l’entusiasmo di tutto il personale per questa idea e per lo slogan che avevamo coniato: “Libro e non solo: il reparto pediatrico si apre al mondo”.
Il libro avrebbe dovuto essere un veicolo per far vivere al paziente qualche momento di fuga dalla realtà dell’ospedalizzazione.
Anche per la scuola, uno dei problemi maggiori che ho dovuto affrontare è stato quello degli spazi. All’inizio, come ho detto, avevamo un’unica stanza, in comune con psicopedagogia e riabilitazione. Poi la sede della scuola è passata nel prefabbricato donatoci dall’IRI, di cui ho già parlato; ciò ha coinciso con l’accreditamento della scuola media. In seguito, nell’anno scolastico 1992-1993, arrivò una seconda insegnante elementare, mentre i locali scolastici si trasferirono dapprima in uno spazio più confortevole, al primo piano di via Benevento, e successivamente nella bellissima sede attuale, l’attico di via Rovigo, con una favolosa terrazza, completamente ristrutturata grazie ai finanziamenti messi a disposizione da RomAil. Qui i nostri ragazzi hanno a disposizione gli spazi idonei all’espletamento di tutte le attività scolastiche, anche le più raffinate, compresa l’informatica, oltre a spazi per il gioco all’aria aperta.
Complessivamente, negli anni, sono stati attivati tre ordini di scuola: le elementari, le medie inferiori e le superiori. Per agevolare il lavoro con i giovanissimi pazienti vengono svolti incontri tra medici e docenti, a cadenza settimanale, per aggiornare gli insegnanti sulla situazione clinica degli alunni e per segnalare nuovi ingressi.
Sia per quanto riguarda la scuola elementare sia per la media, entrambe attive dal 1989, il lavoro viene svolto in stretto contatto con le scuole di provenienza, e tende a consentire ai pazienti il reinserimento a scuola non appena possibile.
I bambini più piccoli producono anche racconti e testi per il giornalino Il Chiacchierone, mentre i ragazzi possono partecipare a progetti multidisciplinari, a volte in collaborazione con altre sezioni ospedaliere.
La forza e la creatività con cui questi bambini e ragazzi, spesso gravemente malati, si impegnano su mille fronti, realizzando progetti fantastici, che hanno più volte suscitato l’interesse anche da parte delle istituzioni, è davvero entusiasmante e sorprendente.
- Nel triennio 1992-1995 è stato portato a termine il progetto pilota “Teledidattica” per gli alunni lungodegenti (avviato con la collaborazione del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il ministero della Sanità, l’ANCI e la Telecom).
- Nel biennio 1994-1995 è stato realizzato un video musicale, composto da dieci canzoni scritte e illustrate dagli alunni: Voglio dirvelo cantando.
- Nell’anno scolastico 1995-1996 è stato realizzato dal coro virtuale delle sezioni ospedaliere assieme al coro della scuola media Don Morosini un altro video musicale, Scene da Jesus Christ Superstar.
- Nell’anno scolastico 1997-1998 è stata realizzata un’opera telematica per ragazzi, Ciao Piccolo Principe, con la collaborazione di alunni e insegnanti delle sezioni ospedaliere afferenti alla scuola media Don Morosini.
- Il biennio 1998-2000 ha visto la realizzazione del progetto “Orienteering”, per “proiettarsi fuori dall’ospedale”, con una guida del parco Villa Torlonia e un cd-rom con giochi di orientamento e percorsi di educazione ambientale.
- Nel quadriennio 1998-2002 è stato portato avanti il progetto educativo europeo “Comenius”, che prevedeva la stesura di un giornale semestrale, in collaborazione con alunni di sezioni ospedaliere di altri Paesi europei e il coinvolgimento dei docenti.
- Nel triennio 2000-2003 è stato realizzato il progetto “Educare alla percezione”, inserito nella ricerca”Terapie antalgiche non farmacologiche”, esteso anche alla scuola superiore. E’ stato ideato e condotto dall’insegnante di educazione fisica ed era imperniato sulle attività percettivo-motorie finalizzate al controllo del dolore, problema molto sentito dai nostri ragazzi.
- Dal 1996 a oggi è in corso il progetto “Historia”, contenitore multimediale di lavori didattici degli alunni.
- Dal 2001 a tutt’oggi è in corso il progetto “Nel tempo e nello spazio”, che prevede l’analisi di questi concetti astratti in relazione ai sistemi di misurazione del tempo, all’uso dei materiali nel riutilizzo delle risorse, all’evoluzione della persona nelle sue interazioni con l’ambiente sociale e con quello naturale.
- Dall’anno 2002-2003 è in via di realizzazione il progetto “Esprimere e comunicare”, inserito nella tematica principale individuata nel POF (Piano Offerta Formativa) cioè l’educazione alla convivenza attraverso i vari linguaggi ".



"Anche i ragazzi delle scuole medie, ovviamente, contribuiscono alla realizzazione del Chiacchierone.
Ma studiare non basta, soprattutto ai nostri alunni, che passano fin troppo tempo al chiuso di un ospedale. Abbiamo così pensato di organizzare delle uscite, esperienza possibile con gli studenti in regime di day hospital. Ed è davvero incredibile vedere questi pazienti speciali che girano per la città, alla scoperta di luoghi che per molti di loro, che vengono da fuori Roma, sono sconosciuti. Sono andati al Quirinale, a Palazzo Chigi e a Palazzo Madama, al Museo di Villa Giulia;
nel parco di Villa Torlonia e al Museo delle vetrate. Hanno visitato il teatro dell’Opera di Roma, per assistere alle prove del Flauto magico, e il Teatro Valle, dove hanno incontrato gli artisti impegnati negli spettacoli in cartellone. Insomma, anche questo sogno si è realizzato, e sono certo che continuerà a rendere più sopportabile i periodi passati in ospedale a tanti bambini, ragazzi e giovani adulti.
Grazie all’aiuto di numerosi volontari siamo riusciti, nel tempo, a fare evolvere le nostre strutture.
Oggi, una donazione di RomAIL ci ha permesso di avere una piattaforma didattica su internet (banca dati di lezioni depositate dai docenti e accessibili agli studenti, con la possibilità di teleconferenze docente-studente); la sezione scolastica si è organizzata per permettere una continuità anche quando i nostri studenti sono lontani dalla clinica e non possono ancora rientrare a scuola. E’ stata anche attivata una finestra didattica virtuale, con personal computer portatili collegati alla rete wireless, che permette ai giovani pazienti di usufruire delle lezioni svolte presso una scuola romana, trasmesse in teleconferenza.
Il diritto allo studio è un valore costituzionale e credo che i nostri pazienti debbano avere la possibilità di esercitare a pieno titolo questo diritto.
Il che, naturalmente, mi rende felice”.

tratto da “Ho sognato un mondo senza cancro”
FRANCO MANDELLI con Roberta Colombo
Sperling & Kupfer


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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